martedì 1 gennaio 2013
INFORMAZIONE SINDACALE: CRITERI DI ASSEGNAZIONE PUNTEGGI PER LE GRADUATORIE CASE POPOLARI NEL COMUNE DI ROMA.
Sicel-Case Italia Via Chopin, 35 – 00144 Roma tel. 3498589248
Sono state approvate dalla Giunta di Roma Capitale le priorità che formeranno il punteggio nel nuovo bando (atteso entro fine anno) per l'assegnazione di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica. Nell’ultimo bando – pubblicato nel 2000, ben 12 anni fa – il criterio di base per avere un punteggio alto era lo sfratto esecutivo. Nel nuovo vengono adottati nuovi criteri che prevedono una forte tutela delle categorie bisognose e fragili: nuclei familiari senza alcun alloggio o assistiti dai servizi sociali; la disabilità, la presenza di minori e anziani.
Nello specifico, il nuovo bando prevede – oltre i criteri di base (cittadinanza, reddito, etc) – una serie di “priorità” che concorrono all’assegnazione del punteggio finale. Fra questi, le novità più rilevanti sono:
1. Grave disagio abitativo a) Senza fissa dimora – 18 punti
b) Assistenza dei Servizi sociali – 17 punti
2. Disabili nel nucleo familiare – 16 punti
3. Over 65 – punti 14 4.
3 o più figli a carico – punti 14 5.
Giovani coppie e famiglie monogenitoriali punti 14
a) Un solo genitore con almeno un figlio a carico – punti 13
b) Giovani coppie – punti 13 6.
Sovraffollamento – punti 8 7.
Più nuclei familiari all’interno dello stesso alloggio – punti 7 8.
Sfratti
a) Per motivi di pubblica utilità – punti 15
b) Sfratto esecutivo con limitazioni a quelli per morosità o fine locazione – punti 10
c) A seguito di sentenza di separazione con obbligo di abbandono dell’alloggio – punti 10
La delibera stabilisce anche le priorità in caso di parità di punteggi. Fra questi criteri, vanno segnalati in ordine di importanza:
1. Reddito più basso
2. Numero dei componenti affetti da disabilità
3. Percentuale di invalidità
4. Maggior numero di minori a carico
5. Maggior numero di componenti del nucleo familiare
6. Maggior numero di anziani
7. Anzianità di residenza a Roma.
SICEL CASE ITALIA: PROGETTO "A CASA SICURI"!
A Casa Sicuri
La Camera Sindacale Territoriale di Roma e il SI-CEL Case Italia informano che attraverso il progetto "A casa sicuri" tutte le persone con più di 65 anni e un reddito cumulativo Isee inferiore ai 16mila euro possono accedere a contributi economici per la manutenzione o la sostituzione degli impianti a gas.
I Contributi sono previsti nei seguenti importi:
- 90 euro per la manutenzione ordinaria annuale e bollino blu biennale della caldaie autonome a gas per il riscaldamento e la produzione di acqua calda, previsti dalla normativa vigente;
- 150 euro per la sostituzione del tubo del gas per macchine da cucina con eventuale apertura di un foro di ventilazione, nei casi in cui se ne ravveda la necessità a seguito di verifica o nel corso degli interventi di manutenzione;
- 300 euro per la sostituzione delle macchine del gas per cucina con spegnimento automatico del gas in assenza di fiamma, nei casi in cui se ne ravveda la necessità a seguito di verifica o nel corso degli interventi di manutenzione;
- da 500 a 900 euro per la sostituzione delle caldaie autonome a gas, nei casi in cui se ne ravveda la necessità a seguito di verifica o nel corso degli interventi di manutenzione. E' possibile richiedere fino a 3 dei 4 contributi previsti dal programma fino a esaurimento dei fondi stanziati
Per informazioni
Camera Sindacale RomaViale delle Provincie,116 – 00162 Roma. tel. 3771135933
Sicel-Case Italia Via Chopin, 35 – 00144 Roma tel. 3498589248
Presidio di Forza Nuova e Movimento Patria Nostra Toscana a sostegno dei lavoratori Buitoni di Sansepolcro (AR)
Si è tenuto davanti ai cancelli della Buitoni di Sansepolcro (AR) una manifestazione a sostegno dei lavoratori impiegati nell'impianto. Il futuro incerto dello stabilimento e, in modo particolare, dei 32 lavoratori per i quali sono state avviate le procedure di mobilità desta parecchia preoccupazione nei due movimenti che invitano chi preposto a trovare una soluzione definitiva per salvare il lavoro dei 32 dipendenti. Chiedono inoltre alla all'Azienda di studiare un piano industriale "credibile" che garantisca la continuazione delle attività.
In un periodo di crisi economica ed occupazionale, bisogna impiegare tutte le energie per cercare di salvaguardare chi ha la fortuna di avere ancora un posto di lavoro e chiaramente salvaguardare l'esistenza dell'azienda stessa.
Creare nuovi disoccupati, ora che la percentuale di disoccupazione sta raggiungendo tetti stratosferici, può essere addir poco pericoloso.
Bisogna combattere per questi lavoratori e per le loro famiglie. Tutti devono fare la propria parte. FN e MPN Toscana chiedono che il tavolo delle trattative,aperto a Roma presso il Ministero del Lavoro, trovi la soluzione per salvare la Buitoni.
I due movimenti hanno esposto davanti lo stabilimento uno striscione con su scritto "Socializziamo la Buitoni", soluzione che FN e MPN trovano l'unica per risolvere i problemi, in modo definitivo, della società di Sansepolcro, e sicuramente di moltissime Aziende Italiane.
FN e MPN torneranno a Sansepolcro per sostenere i lavoratori perchè un movimento rivoluzionario deve partire dalla lotta per il lavoro, perchè solo la ripresa dell'economia e dell'occupazione può garantire un futuro al nostro paese. alla manifestazione erano presenti militanti e dirigenti locali, provinciali e regionali del Movimento Patria Nostra e Forza Nuova.
Ufficio Stampa
Presidio del Comitato no-194
Di ritorno dal Presido davanti all'Ospedale San Camillo a Roma dalle 09.00 alle 20.00, organizzato dal Comitato no-194.
L' iniziativa non è finalizzata alla semplice denuncia del fenomeno dell’aborto o alla mera critica culturale alla l. 194/1978 che lo disciplina nel nostro ordinamento , ma è diretta all’abrogazione di tale legge per via referendaria , in coerenza con la piena consapevolezza che la vita di ciascuno di noi è stata resa possibile dalla ricorrenza di due condizioni : il concepimento e l’assenza di eventi letali durante la gravidanza , tra i quali la sua interruzione volontaria è quello casisticamente di gran lunga più ricorrente .
Una via , quella referendaria , obbligatoria ( alla luce della totale indifferenza della nostra classe parlamentare , che in oltre un trentennio dall’entrata in vigore della 194 si è astenuta da una sua semplice revisione in senso restrittivo ) e perfettamente percorribile , considerato l’abbondante decorso del quinquennio previsto dalla normativa vigente dal primo referendum del 1981 , svoltosi in un clima politico-culturale ben diverso da quello attuale .
Piuttosto , alla luce del pericolo di una ( peraltro infondata ) censura da parte della Consulta , i quesiti referendari avranno essenzialmente come oggetto le norme più significative della legge , che si aggiungeranno così al quesito sull’abrogazione totale della legge .
per chi volesse aderire al comitato e proporsi per la raccolta firme per il referendum abrogativo può farlo tramite il sito www.no194.org
Movimento Patria Nostra Varese e Forza Nuova Varese uniti nella lotta!
Nel pomeriggio di sabato 27 ottobre le sezioni varesine di Forza Nuova e Movimento Patria Nostra hanno tenuto in città, presso la centrale Piazza XX Settembre, un attivo presidio di propaganda vertente sulla raccolta delle sottoscrizioni utili la presentazione delle liste forzanoviste che vedranno inclusi, come indipendenti anche esponenti del Movimento Patria Nostra, alle imminenti elezioni politiche. I due Movimenti hanno inoltre distribuito volantini con il programma politico per le prossime elezioni e altri volantini contro il Governo Monti, la crisi politica ed economica e la classe dirigente italiana.
I prossimi appuntamenti saranno:
Sabato 3 Novembre dalle 14 alle 19, gazebo a Varese in Viale Milano (nelle vicinanze del mercato comunale).
Domenica 4 Novembre dalle 14 alle 19, gazebo a Gallarate in Piazza Libertà.
Sabato 10 Novembre dalle 14 alle 19, gazebo a Busto Arsizio in Via Milano (in prossimità della fontana).
Domenica 11 Novembre dalle 14 alle 19, gazebo a Varese in P.zza Repubblica. Sabato 17 Novembre dalle 14 alle 19, gazebo a Varese in Via Marconi.
Domenica 18 Novembre dalle 14 alle 19, gazebo a Varese in Corso Moro.
Sabato 24 Novembre dalle 14 alle 19, gazebo a Varese in Piazza Podestà.
Domenica 25 Novembre dalle 14 alle 19, gazebo a Varese in Piazza San Giuseppe.
Sabato 1 Dicembre dalle 14 alle 19, gazebo a Busto Arsizio in Via Milano ( in prossimità della fontana)
Movimento Patria Nostra Varese
Forza Nuova Varese
Elezioni in Sicilia, riflessioni di Dario Miccheli Segretario Generale SICEL
VENTO FORTE
Ieri sera ascoltavo e vedevo le varie trasmissioni televisive riguardanti le elezioni siciliane e mi sono commosso.
Era incredibile vedere che i convenuti riflettevano su tutto l’accaduto, senza prendere in considerazione il vero dato obbiettivo, la caduta, prevista e prevedibile , della credibilità dei politici, l’astensionismo.
Quanto rumore fa il silenzio di chi cova il rancore?
Quanto forte è il vento che tira quando il silenzio disperato diventa negazione?
Quanto è forte la rabbia di chi abiura il diritto di scegliere, catalogando il tutto come drammaticamente uguale?
Questa è la chiave di lettura di quello che è successo in Sicilia, un voto politico chiaro e forte, un no totale senza remissioni un messaggio senza possibilità di riscatto, avete stufato e non solo per la messe del movimento cinque stelle ma, soprattutto, per l’astensionismo.
Tutti bocciati, tutti senza futuro i politici di mestiere, con un vincitore che non sa come governare e un’opposizione che è comunque delegittimata da quasi il sessanta percento di astensioni.
Il popolo non perdona l’incapacità e le ruberie, la recessione e la disoccupazione, la mancanza di futuro non solo per chi vorrebbe lavorare, ma anche per chi ora lavora.
Nei programmi dei partiti non c’è vera soluzione ai problemi di chi è disoccupato e di chi, pur lavorando, non arriva più a fine mese.
Le elezioni siciliane sono il primo atto di vendetta del popolo nei confronti di chi è stato solo capace di abiurare ai loro poteri e li ha sottoposti a subire quella pressione fiscale che ci sta uccidendo, è assurdo morire di tasse, il governo monti e il drammatico, trasversale appoggio di maggioranza e opposizione al governo tecnico, ha dimostrato l’ incapacità dei partiti a guadagnarsi gli esosissimi stipendi parlamentari, dimostrando l’inutilità degli stessi e ha scatenato negli elettori, la voglia di mandarli finalmente a lavorare sul serio e non sulle nostre tasche e sulle nostre vite come hanno fatto fino ad ora.
Si è alzato il vento, non si fermerà, spazzerà via tutte le fogli morte di questa repubblichetta di vassalli e valvassori, di corrotti e corruttori, eliminando la possibilità di vivere alle spalle dei cittadini, il vento tira e s’ingrossa come un mare in tempesta, come un uragano omicida pronto ha purificare il marcio spazzandolo via.
Vento di popolo, vento di Dio.
DARIO MICCHELI
29 OTTOBRE 1975 - 29 OTTOBRE 2012...CAMERATA ZICCHIERI...PRESENTE!!!
La famiglia Zicchieri abitava in un appartamento, al secondo piano con due camere più servizi, in via Dignano d’Istria 29, borgata Prenestina periferia di Roma, una traversa stretta e tortuosa. Il marito, Germano, lavorava alla Stefer, azienda tranviaria, come impiegato. Taciturno e democristiano convinto. La moglie, Maria Lidia, invece, lavorava come commessa in una pasticceria di via Po, da “Pasquarelli”.Le figlie, Monica e Barbara, rispettivamente di 13 e 12 anni, frequentavano la scuola in via Aquilonia, dove le medie e il liceo erano completamente attaccate. Infine, l’unico figlio maschio, Mario, 17 anni, studente al terzo anno del corso per odontotecnici presso la scuola Eastman di via Galvani. Spesso l’orario di lezione si allungavano fino a tardi pomeriggio per le esercitazioni di laboratorio. Aveva fatto il boy scout, era iscritto alla palestra pugilistica di Angelino Rossi e al Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, presso la sezione di via Erasmo Gattamelata, nel cuore di uno dei più popolosi quartieri della Capitale, una specie di avamposto nel deserto dei tartari.La simpatia per il fascismo era arrivata a Mario non solo dal lato materno, il nonno di Maria Lidia, Bonifacio Albanesi, era podestà della cittadina sul litorale romano, Terracina, un personaggio sanguigno e forte, ma anche attraverso un’altra figura decisiva, il maestro elementare, un ex simpatizzante della Repubblica di Salò. In sezione tutti lo chiamavano “Cremino”. Quel soprannome non derivava dal colore della sua carnagione, ma dal fatto che era troppo goloso dell’omonimo gelato algida. Una settimana prima dell’agguato, Mario, era andato a raccogliere le firme per una petizione popolare che chiedeva l’istallazione degli impianti di illuminazione nel quartiere, insieme ad un altro missino e amico inseparabile, Marco Lucchetti.Era cresciuto in Australia dove il padre era emigrato come manovale. Ritornato a Roma, si era avvicinato al sezione del Msi per fare amicizia e per ambientarsi. Intanto da giorni la guerriglia per il controllo del territorio era imperversa. Apparvero molte scritte sui muri ad opera di Avanguardia Operaia, persino sotto casa di Cremino: “Fascisti a Morte” con falce e martello. Il 29 ottobre 1975 la scuola in via Galvani era in sciopero e Mario per arrotondare la paghetta aveva deciso di intrattenere per qualche ora il cuginetto. Gli zii più volte lo invitarono a fermarsi da loro ma Mario aveva degli impegni da rispettare. Infatti la sera prima era stato a cena insieme ad altri missini per organizzare un volantino per ricordare l’assassinio di Sergio Ramelli, preparare la manifestazione a favore degli sfrattati e aspettare il falegname per cambiare la serratura della sezione. Spesso era proprio Mario che disegnava i volantini, con lo stilo d’acciaio direttamente sulla matrice di cera.Non era facile con la pallina tonda del pennino, bisognava stare molto attenti, anche se Mario era già abituato con i ferri da odontotecnico. Cremino era in sezione, davanti al ciclostile che sputava inchiostro e divorava carta. Alcuni missini, guardando la strada lo invitarono ad uscire per guardare delle ragazze. Marco Lucchetti era già sulla soglia della porta ed uscirono. Nemmeno a cinque metri dal marciapiede della sezione ad attenderli una macchina, 128 verde targata Roma M 92808, con il motore acceso. Scesero due persone, pochi passi e spararono con fucili a pompa, cartucce da caccia misura 00, una pioggia di pallini, da quella distanza non vi era scampo. Mario fu il primo a essere ferito, colpito alle gambe e al pube, avvitandosi su se stesso cadde a terra agonizzante.L’altra fucilata, invece, fu per Marco Lucchetti, colpito, invece, alle gambe e a una mano, non in pericolo di vita. Il più grave era Cremino. Gli assassini avevano mirato al basso ventre, l’arteria era recisa e nel giro di pochi secondi già era in un lago di sangue. Il primo a soccorrerlo fu il tappezziere che aveva la bottega proprio al fianco della sezione missina. Subito si rese conto del problema dell’emorragia. Corse in negozio prese un giornale per tentare disperatamente di bloccare il sangue con dei tamponi improvvisati premendo sul bacino. Ma Mario era in stato di semincoscienza e quando fu trasportato all’ospedale era già clinicamente morto. Aveva appena 17 anni. Proprio in quel momento, mentre partivano le fucilate, si trovava di passaggio un aviere in servizio, Vincenzo Romani. Il militare si lanciò con la propria vettura all’inseguimento, ma dalla 128 si abbassarono i finestrini e spuntarono di nuovo le armi. Il militare fu costretto a ritirarsi.Al capezzale di Lucchetti, il padre, Alessandro, con il torace fasciato per le fratture che si era procurato in un incidente sul cantiere. La madre di Mario fu avvertita dal cognato mentre si trovava in pasticceria; il padre, invece, nella sua abitazione, poco dopo il rientro dall’ufficio, da un giornalista, subito colto da malore. I solenni funerali furono organizzati nella chiesa di San Leone Magno, al Prenestino, il 31 ottobre 1975 alle ore 16:00. Migliaia di persone arrivarono in corteo da via Erasmo Gattamelata, letteralmente ricoperta di fiori e di corone. Come al solito fu un rito di casa missina. In testa il segretario Almirante, Buontempo e D’Addio, parlamentari del partito e consiglieri comunali. Tutti i ragazzi indossarono la fascetta del Movimento. In chiesa numerosi cartelli, quello più significativo del Fronte della Gioventù: “ Mario aveva sedici anni, voleva vivere, voleva cambiare questa sporca Italia”. Si presentò anche la fidanzata di Mario per la prima volta alla famiglia.Da via dei Volsci, sede di Autonomia San Lorenzo, un drappello di agitatori cercò più volte di interrompere la cerimonia. La situazione degenerò in assalti e contrassalti. Circa cinquecento missini, guidati da Signorelli e D’addio, si diressero verso il centro per assaltare il Ministero dell’Interno in via del Viminale, la sezione del Pci di via Cairoli, la sezione di lotta Continua in via dei Piceni. Quattro sconosciuti, a bordo di una Bmw, aggredirono a colpi di pistola, la sezione missina in via Etruria vicino a San Giovanni. Una 128 con quattro neofascisti fu data alle fiamme, per fortuna gli occupanti riuscirono miracolosamente a mettersi in salvo. Nella notte, i militanti missini, affissero in tutta la città manifesti in onore a Mario. Anche il Sindaco, Clelio Darida, dedicò la seduta alla giovane vittima. Germano Zicchieri, dal giorno della morte del figlio, il suo sguardo si era pietrificato, era entrato in un tunnel, in un calvario di depressione che lo portò alla morte nel 1996. Monica e Barbara, le sorelle, con il contatto obbligato con i più grandi diventò per loro un inferno.Addirittura inseguite, spintonate e insultate da alcuni ragazzi della sinistra extraparlamentare del liceo. Furono costrette a perdere l’anno scolastico e a iscriversi presso un nuovo istituto. Maria Lidia, invece, fu licenziata dalla pasticceria, per fortuna trovò occupazione in una fabbrica a Pomezia grazie all’aiuto di Michele Marchio, avvocato del Msi. Si costituì parte civile nel processo giudiziario per la morte del figlio. Lo Stato fu assente. Ancora una volta non si videro assistenti sociali, istituzioni, psicologi, nessuno. Completamente abbandonati al loro dolore. Il 2 gennaio 1978 fu devastata la lapide che i giovani del Fronte avevano affisso sul muro di via Gattamelata: un chilo di polvere da mina e venti per cento di tritolo. Il 16 luglio dello stesso anno un’altra bomba esplose contro la sezione Prenestino. Intanto, la magistratura brancolava nel buoi.Una descrizione approssimativa dei due assassini venne data dall’aviere e da Marco Lucchetti proprio durante il periodo di degenza. Il Questore, in un primo momento, aveva battuto la pista dei Nuclei Armati Proletari suscitando l’ira di Lotta Continua. In mancanza di necessari riscontri il giudice D’Angelo fu costretto ad archiviare l’inchiesta. Solo sette anni dopo, nel 1982, durante il processo Moro, le dichiarazioni di una brigatista pentita, portarono alla riapertura del caso. Emilia Libera sostenne che uccisero Mario Zicchieri per essere promossi brigatisti. In una riunione ristretta del Comitato Comunista di Centocelle si era parlato dell’omicidio Zicchieri. Gli esecutori furono Bruno Seghetti, Germano Maccari e Valerio Morucci detto Pecos, anni dopo considerati tutti organizzatori del sequestro Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse durante i cinquantacinque giorni del 1978. Le conferme arrivarono anche da altri brigatisti, Walter Di Cera e Antonio Savasta.Il giudizio per Zicchieri fu inserito all’interno del processo Moro, insieme a tutti gli altri delitti compiuti dalle Formazioni Comuniste Armate, ribattezzate Fac. La richiesta di rinvio a giudizio fu per omicidio premeditato. Il 20 febbraio 1986 la seconda Corte d’Assise di Roma, presieduta da Sorichilli, emise il verdetto: assoluzione piena per non aver commesso il fatto. Sconcerto per la famiglia e per la parte civile. Il processo di secondo grado si svolse meno di un anno dopo. Sette ore di camera di consiglio, il rappresentante della pubblica accusa, Procuratore Generale Labate, chiese e ottenne l’assoluzione per insufficienza di prove. Nel settembre dello stesso anno venne incredibilmente bocciato il ricorso in Cassazione e per la parte civile non ci fu più nulla da fare. I tre brigatisti furono condannati per altri reati ma non per l’omicidio di Mario. Strano che un personaggio chiave come l’aviatore, testimone oculare dell’omicidio in via Gattamelata, non fu mai ascoltato dalla Corte
Roma, 29/10/2012
I CAMERATI!!!
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